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Storia della Sezione di Napoli ANPd'I

 

INDICE

 
 
Correva l’anno 1946…

Immagine di uno stemma A.P.I. (primissima denominazione dell'A.N.Pd'I.) risalente al 1946

Nell’ormai lontano 11 gennaio 1946 nasceva l’A.P.I., acronimo dell’Associazione Paracadutisti Italiani, avente come scopo oltre che a tener vivo il ricordo dei paracadutisti caduti nel compimento del proprio dovere in pace ed in guerra, anche la diffusione del paracadutismo tra i giovani.
E’ appena il caso di notare che l’A.P.I. nasce appena otto mesi dopo la fine della guerra e che ad essa, ovviamente, aderirono paracadutisti sia della R.S.I. che del C.I.L., rinnovando quella fraternità d’armi che nessuna ideologia politica e nessun colore dell’uniforme aveva mai potuto far venire meno, mentre in alcune parti d’Italia ancora si uccideva in nome di divisioni ed odii non ancora sopiti. Anche a Napoli i paracadutisti, del Nord e del Sud, si ritrovarono, e nel settembre del 1946, alla Piazza Sannazzaro 200, nell’abitazione del Col. Marciano, si costituì la sezione napoletana dell’A.P.I. In quell’occasione risultarono eletti i seguenti paracadutisti: Presidente Corrado Di Martino; Vice Presidente Mario Boccia; Segretario Paolo Savasta; Consiglieri Luigi Avallone, Pio Di Maria, Vittorio Spada, Prevete, Pisapia, Cruciali. Tra i soci fondatori anche la M.A.V.M. Fortini, Mercorio, Armando Perna che, poi, in seguito assumeranno anche la presidenza della Sezione. La Sezione, da subito, si adoperò per rinsaldare i vincoli di colleganza e di comune sentire e per il prosieguo dell’attività lancistica. Già nel 1947, infatti, la sezione organizzò uno spettacolare lancio sul terreno dell’ippodromo di Agnano io occasione di un Gran Premio d’ippica.

Immagine di uno stemma F.I.P.S. (seconda denominazione dell'A.N.Pd'I.) prima del 1956

Lancio cui parteciparono prevalentemente soci della Sezione di Napoli e che, altri tempi, ebbe vasto eco sulla stampa locale. Naturalmente non si trattò di un episodio isolato perché, nonostante la difficoltà dei tempi, grazie anche alla disponibilità di coloro che fornivano i vettori aerei – i gloriosissimi S.M.82 S.M.O.M.- fu possibile organizzare altre manifestazioni lancistiche sull’aeroporto di Capodichino. Nel 1951, infatti, vi fu una grande manifestazione con lanci da diverse quote nel corso della quale fu anche disputata la “Coppa Tajani” per lanci in caduta libera – con l’utilizzo del paracadute Lisi – e con la partecipazione dei aerei del 4° Stormo Caccia. Veramente altri tempi! Nel frattempo l’A.P.I. si trasforma in F.I.P.S. (Federazione Italiana Paracadutismo Sportivo) per poi assumere la denominazione, quasi definitiva, di A.N.P. nel corso dell’anno 1956. Finalmente nel 1960 l’Associazione assume la definitiva denominazione di A.N.P.d’I. che meglio riassume il legame indissolubile dell’essere “paracadutisti”, e basta, tra i propri soci militari, sportivi o come meglio preferiscano essere chiamati ma sempre e, soprattutto, “paracadutisti”!

 
 
M.A.V.M. Gaetano Lenci: la Sezione di Napoli ANPdI ha il suo eponimo

Colui che, per caso o per volontà precisa, si avventurasse nell’attuale sede della Sezione A.N.P.d’I. di Napoli, appena varcata la soglia dell’ufficio di Presidenza, non potrebbe far a meno di notare, alle spalle dello scrittoio sul muro di fronte all’ingresso, oltre al ritratto ad olio del Generale Frattini, una fotografia del formato 18×24 abbastanza ingiallita nonostante l’accurata incorniciatura, che ritrae un giovanotto in perfetta tenuta di lancio in uso alla scuola di Tarquinia, sorridente sotto i baffoni di moda negli anni 40.

Gaetano Lenci, ultimo ufficiale della Folgore a cadere nella Battaglia di El Alamein, in uniforme da lancio dedica la foto alla mamma

Quel giovane ufficiale è Gaetano Lenci. A Gaetano Lenci è intitolata per volontà di uno dei Presidenti del passato, il cavaliere Oreste Minutolo, la Sezione di Napoli. La ragione di tale scelta è da ricercarsi, forse, in quelle origini napoletane di cui parla Paolo Caccia Dominioni nel suo “Alamein 1933-1962” (Longanesi, 1966 fol. 245) narrando della fine del IV° battaglione e della morte del Tenente Lenci che fu l’ultimo ufficiale della Folgore a cadere nella battaglia di El Alamein propriamente detta. Poche ore dopo, infatti, sparati gli ultimi colpi (secondo P.C.D. sette proiettili da 47 e trentadue da 20), il Col. Camosso ordina la distruzione delle armi ed il Maggiore Zanninovich presenta la forza: trentadue ufficiali e duecentosettantadue tra sottufficiali e truppa. Da quel momento la Folgore, intesa come G.U., spariva dai ruolini dello Stato Maggiore per rientrarvi, dopo più di vent’anni, come Brigata mantenendo a tutt’oggi tale composizione ordinamentale. L’originaria Divisione Folgore, già Divisione Cacciatori d’Africa, già I Divisione Paracadutisti, pertanto, non si sarebbe più ricostituita ancorando la sua memoria ai luoghi ove si consumò la vicenda bellica ed umana dei suoi componenti e dove fiorì, man mano, la sua leggenda. La leggenda della Folgore è, a tutti gli effetti, la leggenda della battaglia di El Alamein, forse una delle ultime battaglie “pulite” della storia dove ad affrontarsi furono solo soldati, senza il coinvolgimento e la sofferenza di popolazioni civili e dove ognuno potette fare del proprio meglio, indipendentemente dagli esiti della battaglia. Non essendo scopo del lavoro la storia militare ma, solo ed esclusivamente, il ricordo del valore militare, è del tutto evidente che l’esito sfavorevole della battaglia per le armi italiane non influisce sul giudizio relativo ai comportamenti dei combattenti sia come singoli, sia come componenti di reparti organici. A fare del proprio meglio furono in molti ma, dati i fini e lo scopo della modesta opera, dovremo necessariamente fare cenno esclusivamente alla Divisione Folgore solamente, tra l’altro, in quanto reparto di appartenenza di Gaetano Lenci. A distanza di più di settant’anni, con gli occhi ed il metro contemporanei, la figura di questo “giovane avvocato milanese di origini napoletane” (P. Caccia Dominioni op.cit.) appare emblematica come eccellente esempio di “cittadino in armi” e non (Dio ne scampi) di guerriero di professione. Il Nostro, infatti, pur sottoponendosi disciplinatamente ai vari corsi di aggiornamento quale Ufficiale di complemento di Cavalleria, non esercitava il mestiere delle armi ma, appunto, la professione di Avvocato. Gli impegni professionali, comunque, non gli suggerirono mai di sottrarsi ai suoi doveri militari e non gli impedirono, a tempo debito, di entrare a far parte di una specialità che, non era difficile immaginare, non avrebbe consentito comode sistemazioni. La retorica contemporanea, non scevra da un filo d’ipocrisia, sembra attagliarsi pienamente alla figura del Nostro che appare più spendibile presso l’opinione pubblica odierna che vede, senza coglierne l’inverosimiglianza, negli uomini in armi dei “portatori di pace” o di “libertà” e non, come è nella cruda realtà dei fatti, dei cittadini sottratti alle loro normali occupazioni per andare a sostenere, armi in pugno, le ragioni, giuste o sbagliate che siano, del proprio Paese e che, per ciò solo, si trovano sempre dalla parte giusta. Molto spesso la “parte giusta” è alla fine della traiettoria di un proiettile, così come accadde al Ten. Gaetano Lenci, il 6 novembre del 1942, che rimase ucciso falciato dalle mitragliere di un autoblindo inglese mentre con i pochi superstiti del 4° battaglione bravamente si opponeva al soverchiante nemico, e gli valse postuma la Medaglia d’Argento al Valore Militare. Erano le 8,30 del mattino. Alle 14,35, con la presentazione della forza al Col. Camosso la Folgore cessava di esistere. Era toccato a Gaetano Lenci l’onore di chiudere il lunghissimo elenco di ufficiali della Folgore caduti in combattimento prima che quella superba Unità si dissolvesse e, certo, cadendo fieramente con le armi in pugno, “senza rimpianti”, mai avrebbe immaginato che, anni dopo, ad opera di un paracadutista che, forse, nemmeno lo conosceva, avrebbe dato il nome, novello eponimo tutelare,  e portato un poco della leggenda della Folgore in una Sezione dell’A.N.P.d’I. della città di origine della propria famiglia. Una Sezione dove intere generazioni di giovani paracadutisti – i paracadutisti sono sempre giovani anche quando sono nei secondi cinquanta – avrebbero potuto conoscerlo e con lui conoscere, grazie a quelli che erano tornati e che per fortuna sono tutt’ora presenti in Sezione, le azioni ed i sacrifici dei loro fratelli maggiori, ai tempi della Divisione Folgore, già I Divisione Paracadutisti, già Divisione “Cacciatori d’Africa”.

 
 
La sede

Le sezioni d’arma, come tutte le cose, e le persone, che “furono”, subiscono vicissitudini e traversie a seconda dei momenti politici, delle vicende umane, delle persone che si avvicendano in taluni posti, senza poter opporre nulla che non sia il proprio passato e molto di quell’ “animus” dei propri componenti che, in altri tempi, era stato elemento indispensabile per la creazione e la crescita del mito dell’Arma o della specialità. Anche la sezione paracadutisti non si sottrae a tale ineluttabile destino e, complice anche una sorta di malcelata insofferenza, se non proprio antipatia, da parte di taluni rappresentanti delle Forze Armate, ha dovuto affrontare peregrinazioni e continui cambi di sede. Dalla iniziale e provvisoria sede all’epoca della fondazione presso il privato domicilio del Col. Murciano, la sezione si allocò – siamo ancora negli anni 40 – in uno scantinato della Scuola Vanvitelli, in via L. Giordano, ospite del Comune di Napoli. In tale sede, piuttosto ampia e, quindi, con una spaziosa palestra fu possibile allenare e tenere in forma numerosi giovani ex paracadutisti e nuovi adepti che, poi, si esibirono in numerose e seguitissime manifestazioni a Capodichino, ad Agnano ed a via Caracciolo alla Rotonda Diaz, che fecero conoscere il paracadutismo di quei tempi – si saltava ancora con il IF41, con il Lisi, e senza l’emergenza – a centinaia di migliaia di napoletani. Nonostante tali fasti, però, dopo qualche anno fu giocoforza trasferirsi in due locali in fitto alla via Salvator Rosa, angolo Museo, dove i vari soci dovevano tassarsi per pagare il fitto e la luce stante la cronica mancanza di fondi, ma con la sovrabbondanza di passione e di generosità la sezione visse e prosperò anche perché si riuscì a trovare sistemazione in alcuni locali ubicati in Castel dell’Ovo dove, complice anche la ottimale ubicazione topografica, si ebbe sempre un’altissima frequenza di soci ed allievi. Da quasi quarant’anni, infine, la sezione “Gaetano Lenci” ha sede in Piazza Eritrea, 5 in locali di proprietà del Ministero della Difesa, meno ampi forse di quelli precedenti ma per i quali sono passati centinaia di giovani e meno giovani entusiasti allievi paracadutisti. Va anche detto che, all’epoca della presidenza Natale e su richiesta di quest’ultimo, l’allora Comandante della Regione Militare Meridionale, Generale di Corpo d’Armata Franco De Vita, già brillantissimo Comandante della Brigata Folgore, concesse l’uso dello stadio Albricci per espletare i corsi allievi paracadutisti ed anche, l’uso di un’aula per le lezioni e la palestra per le esercitazioni. Venuta in seguito meno tale possibilità, i corsi continuarono, e continuano, a tenersi nei locali di Piazza Eritrea dove sono fiorite iniziative ed idee anche di notevole rilievo. Infatti, grazie al supporto incommensurabile dei militari fu possibile organizzare, all’epoca alla presidenza era subentrato Di Maria, lanci dall’aeroporto di Grazzanise su ZL di Capua con vettore militare e materiali della Brigata, che videro l’entusiastica partecipazione dei giovani paracadutisti e dei giovanissimi generali De Vita e Milani, rispettivamente Comandante della Regione Militare Meridionale e Vice Comandante AFSOUT.

Foto 19/03/1995 di un gruppo di paracadutisti della Sezione di Napoli ANPdI in attesa del decollo da Grazzanise per lancio su aeroporto di Capua

Successivamente, non essendo più possibile per il Comando Brigata Folgore venire incontro alle richieste di assistenza per quel che riguarda il vettore aereo ed i materiali di lancio, la Sezione si è adoperata per la partecipazione a numerose iniziative tese a rinsaldare i vincoli tra paracadutisti di ieri e di oggi e tra paracadutisti in servizio nelle aviotruppe e paracadutisti A.N.P.d’I.. La Sezione, infatti, continua ad essere fucina di nuovi paracadutisti mediante i corsi che continuamente vengono tenuti presso la palestra di cui è dotata che trovano, poi, coronamento con i lanci presso le scuole di Reggio Emilia, Ferrara, ecc. Presso la Sezione, per volere del Consiglio Direttivo e sotto la spinta del Presidente Perna, si sono vissuti momenti significativi della vita associativa con la celebrazione di toccanti cerimonie ed occasioni di contatti fraterni con i paracadutisti in servizio. La posa in opera di una lapide a ricordo dei caduti nei locali della palestra con la partecipazione anche di altre associazioni d’arma, rappresentò un momento di forte comunione spirituale tra i paracadutisti di oggi e quelli, sempre presenti, di ieri il cui spirito aleggia e viene avvertito, senza retorica e senza alcun specifico richiamo, da chiunque metta piede, da aspirante paracadutista o da semplice visitatore, nei locali della Sezione. La sede di Piazza Eritrea ha organizzato, anche nell’occasione del 60° anniversario dell Battaglia di El Alamein la cerimonia di consegna dei brevetti, conseguiti sessant’anni prima e mai consegnati per le vicissitudini legate al periodo bellico, ad alcuni “ragazzi” della Scuola di Tarquinia: Luigi Crisci – Presidente Onorario; Armando Perna – Presidente in Carica; Pio Di Maria – ex Presidente; Giuseppe Natale – ex Presidente; Paolo Picca – Vice Presidente in Carica; Gigi Avallone – a mani del figlio; Carlo Mercorio – ex Presidente a mani di Armando Perna; Michele De Lise, ricevettero dalle mani dei Generali Franco De Vita e Bruno Loi, entrambi ex Comandanti della Brigata Folgore, i brevetti meritati tanti anni prima. Fu, quella, l’occasione per i “ragazzi” più giovani – i brevettati sopra citati erano tutti over ottanta – per cominciare a pagare l’incommensurabile debito di riconoscenza nei confronti di costoro che, sulle sabbie africane con la Folgore o nel fango e nella neve della linea Gotica con la Nembo o coi i paracadutisti di Rizzatti e di Sala, fecero sacrificio di se stessi perché chi li avrebbe seguiti potesse andare a testa alta, senza vergognarsi, nonostante le terribili vicende di quegli anni. In segno di continuità ideale, nell’occasione furono consegnate le ali di paracadutista ad alcuni giovani, tali questi ultimi anche per l’anagrafe, allievi dei corsi tenuti nell’anno dalla Sezione, che ebbero il privilegio di ricevere dalle mani dei loro leggendari colleghi il simbolo concreto della loro raggiunta qualità di paracadutista. A Piazza Eritrea sono state portate tutte le storie, storie minori s’intende, di tutte le sedi precedenti e per ciascuna di esse c’è un volto, spesso sbiadito, un episodio, un ricordo, talvolta un impeto di commozione che ad un distratto potrebbe sembrare quasi una lacrima, e che, custodite nelle ideali teche della memoria e dell’orgoglio, rappresentano il capitale sociale della Sezione che vive di quel che è stato e, soprattutto, di quel che sarà, infatti mentre qualcuno in Presidenza, rivangando il passato, chiede: “ti ricordi del tale?” dalla palestra arriva con fresca voce: …milleuno…milledue…milletre… Ma sì! La Sezione c’è! Altroché! Ancora i nostri ragazzi spalancheranno nel vento, magari non più la botola, ma il portello e vinceranno l’ansia della sorte con determinato slancio e porteranno un altro paio d’ali e poi ancora un altro ed un altro ancora in Sezione ed entreranno, anche loro a far parte, e per sempre, dell’A.N.P.d’I., Sezione M.A.V.M. Gaetano Lenci di Napoli.

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